Partendo dall'ampio parco orgoglio della città, la Spianata, l'itinerario qui proposto si sviluppa in un persorso circolare lungo il centro storico di Gradisca d'Isonzo e i suoi palazzi storici sorti durante la dominazione austriaca e poi asburgica.

Le tappe principali

Parco della Spianata
Monumento alla Redenzione di Gradisca
Teatro comunale
Torrione della Calcina
Polveriera veneta
Palazzo de Fin-Patuna
Palazzo Strassoldo
Palazzo Torriani
Galleria di arte contemporanea Spazzapan
Chiesa B.V. Addolorata
Duomo SS. Apostoli Pietro e Paolo
Museo documentario e Biblioteca
Cappella di S. G. Battista (Casa Corona)
Palazzo de' Comelli-Stuckenfeld
Palazzo del Monte di Pietà
Palazzo dei Provveditori veneti
Casa Morpurgo
Casa Toscani
Monumento a Leonardo da Vinci
Cappella della Madonna della Porta
Porta Nuova
Torrione di San Giorgio
Parco della Rotonda
Torrione della Campana
Monumento ai caduti per la Patria
Monumento ai caduti gradiscani

L’itinerario inizia dal cuore verde di Gradisca, cioè dalla Spianata, il parco che si è formato con il livellamento dei terreni esterni all’originaria cinta muraria veneta, dopo l’abbattimento del settore occidentale avvenuto nel 1863.

La colonna con il Leone di San Marco, simbolo delle antiche origini veneziane di Gradisca, costituisce il sicuro riferimento per procedere verso piazza Unità d'Italia, sulla quale prospetta l’estesa facciata con porticato del teatro. Di fronte all’altro lato dell’edificio, quello che dà sulla via Ciotti, si innesta la via Ulderico della Torre, che ci instrada verso il settore meridionale delle antiche fortificazioni venete.

Dopo aver superato il primo elemento di raccordo fra le cortine, cioè il torrione della Calcina, così chiamato perché nei pressi veniva lavorata la calce all’epoca della costruzione della fortificazione gradiscana (1479-1499), a sinistra si imbocca la via doge Mocenigo e qui ci si imbatte in un raro manufatto, la polveriera veneta, risalente al 15° secolo. La stretta via sfocia nella ben più ampia via Ciotti, che fa parte dell’ordinato reticolo viario concepito dai Veneziani, per favorire le manovre alle truppe e l’insediamento di moduli abitativi destinati anche alla comunità civile.

Le quinte architettoniche di via Ciotti convergono verso l’antica chiesa della Beata Vergine Addolorata e sono caratterizzate da edifici di pregio. A destra spicca il palazzo de Fin-Patuna, luogo in cui pernottò Napoleone, durante l’occupazione francese del marzo 1797. L’edificio è caratterizzato da linee che si discostano notevolmente da quelle degli altri palazzetti nobiliari sorti a Gradisca, tra il 1650 ed il 1750, e che conferiscono un aspetto barocco al nucleo storico. E quasi difronte, ma sulla sinistra, si trova il palazzo Strassoldo, edificio risalente alla seconda metà del 16° secolo, la cui forma massiccia e compatta ha costituito un modello per le successive residenze nobiliari gradiscane.

Sempre lungo via Ciotti, a sinistra, si trova palazzo Torriani, un blocco edilizio che è il risultato di varie fasi edificatorie, iniziate intorno al 1600 ed apprezzabili anche dalla parallela via Bergamas. Il Palazzo, già residenza della nobile famiglia torriana, ora ospita, fra l’altro, gli uffici municipali. Svoltando l’angolo infatti, proprio all’imbocco di via Battisti, alcune sale del Palazzo ospitano la Galleria Spazzapan, mostra permanente di opere dell'artista gradiscano Luigi Spazzapan (1899-1958) e sede di mostre di arte contemporanea.

Proseguendo per via Battisti, si svolta a sinistra, in via Bergamas, dove l’attenzione è immediatamente carpita dall’elegante facciata barocca del Duomo dei Santi apostoli Pietro e Paolo. L’edificio religioso ingloba anche la cappella Torriana, il cui soffitto è impreziosito da eleganti stucchi, e custodisce il monumento funebre di Nicolo II della Torre, sotto il cui capitanato (1512-1557), la fortezza gradiscana trascorse i suoi primi decenni austriaci.
Il Duomo è affiancato dal campanile e poco dopo un alto cancello in ferro battuto si apre verso il cortile interno di Palazzo Torriani, che da questa parte, mostra la sua bellissima loggia.

Sempre proseguendo lungo via Bergamas, nel blocco edilizio torriano, trovano posto la biblioteca civica ed il museo documentario della città, che, attraverso le testimonianze esposte, ripercorre le tappe salienti della storia cittadina. Ancora lungo via Bergamas, ma sulla destra, si trova il palazzo de Comelli-Stuckenfeld, e, sulla sinistra, Casa Corona, storico ricovero per tante persone, che beneficiarono del lascito dei nobili coniugi Corona, il cui sepolcro si trova nell’annessa cappella di San Giovanni Battista, che conserva anche una pala d’altare del pittore comasco Giulio Quaglio.

Da casa Corona, proseguendo lungo l’omonima calle si sbocca in via Dante Alighieri. A sinistra si nota il seicentesco palazzo del Monte di Pietà, ora sede di alcuni corsi universitari, edificio caratterizzato in facciata da un gruppo scultoreo raffigurante una Pietà di gusto barocco. Da qui, proseguendo a destra, verso via Battisti, ci affianchiamo al prospetto laterale del palazzo dei Provveditori Veneti, dove è visibilmente inserita la lapide, che riporta l'elenco dei provveditori di Gradisca, a partire da Francesco Tron e dove il barbacane, posto all’angolo, rafforza la massiccia costruzione del tardo Quattrocento.
Fin dal 1965, le sale del piano terra sono diventate ambite vetrine per la produzione vitivinicola regionale, ospitando l’enoteca “la Serenissima".

Proseguendo lungo via Battisti, sulla sinistra, un sottoportico ci immette in via Petrarca, già "via del Tempio Israelitico?, zona in cui si insediò la comunità ebraica gradiscana. La Sinagoga, che si trovava difronte all’esistente casa Morpurgo, andò distrutta, insieme a gran parte del patrimonio edilizio gradiscano, durante la prima guerra mondiale.
Svoltando a destra, e proseguendo, si sbocca in via della Campagnola. Da qui, girando ancora a destra, si può osservare un lato di Casa Toscani, caratterizzato da una bella serliana. Il grande edificio prospetta anche su Largo Porta Nuova, e qui presenta un grazioso balconcino che sovrasta il portale bugnato, da cui si accede al cortile interno, caratterizzato da un doppio loggiato ad archi.

Tra le aiuole di Largo Porta Nuova, si può osservare il busto di Leonardo da Vinci, che fu scolpito dall’artista gradiscano Giovanni Battista Novelli.

Attraversando la porta, sulla sinistra, si scorge la minuscola cappella dedicata alla Madonna della Porta, che, fin dai tempi lontani, era considerata la protettrice dei soldati posti a guardia del presidio ivi esistente. La comunità gradiscana è legata alla Madonna della Porta da un particolare valore affettivo. L’episodio, da cui deriva ciò, risale alla notte del 10 febbraio 1945, quando tre bombe alleate colpirono la cittadella, senza provocare vittime. Tuttora è conservata in una bacheca appesa proprio alla parete della Cappella, la scheggia che andò a conficcarsi nella pala dell’altare.

Superata la porta, un piccolo ponte attraversa un fossato, al di là del quale, si apre il Parco della Rotonda. Con uno sguardo all’indietro, si può ancora cogliere, sulla parte soprastante l’apertura ad arco della Porta Nuova, la sagoma dell'aquila bicipite, simbolo asburgico sfregiato durante l’occupazione napoleonica.

Seguendo la direzione d’uscita dalla porta, a destra si può vedere il torrione di San Giorgio, mentre a sinistra si nota l’imponente mole del torrione della Campana. I due torrioni costituiscono le estremità del settore settentrionale della cinta muraria veneta, edificato nel periodo 1497-1499, la cui base d’appoggio, come si può ben osservare, è costituita, per alcuni tratti, dall’affioramento roccioso.

L’itinerario prosegue lungo un sentiero, che si snoda tra gli alti fusti di latifoglie e che conduce al centro del parco della Rotonda, dove si trova l’area dedicata ai caduti delle due guerre mondiali e, poco lontano, la stele triangolare in memoria di quei gradiscani, caduti come soldati dell’impero austro-ungarico durante la Grande Guerra.

Ci si trova così vicini al maestoso torrione della Campana, ingentilito nelle forme dalle curve dei beccatelli e segnato dalla targa con il Leone di San Marco, il simbolo della Serenissima, opera dello scultore Giovanni Battista Novelli.

Da qui, percorrendo il viale Regina Elena possiamo raggiungere nuovamente piazza Unità d'Italia, per poi chiudere l’itinerario, tra il verde del parco della Spianata, da dove ci siamo inizialmente mossi.